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Latte
intero fresco
Latte
con un contenuto di materie grasse almeno
del 3.5%, e che puo' essere arricchito
di Vitamina D.
Latte
parzialmente scremato fresco
Latte contenente l' 1.8% di materie grasse.
Ha quasi lo stesso valore nutritivo del
latte intero, ad eccezione dei grassi.
Puo' essere arricchito con le Vitamine
A e D.
Latte scremato fresco
Questo
latte contiene meno dello 0.5% di materie
grasse. Puo' essere arricchito di Vitamina
A per compensare le perdite dovute alla
sottrazione di grassi.
Talvolta puo' essere integrato con la
Vitamina D.
Il latte
pastorizzato
La
pastorizzazione, che prende il nome da
Louis Pasteur, e' il processo di riscaldamento
cui vengono sottoposti il latte o altri
prodotti alimentari. Generalmente sono
condotti a temperature variabili da 54
a 70 °C e per tempi compresi tra i
20 e i 30 minuti. I nuovi metodi "flash"
riscaldano il latte da 65 a 76°C per
15-22 secondi. In questo modo si distruggono
i batteri patogeni e si ritarda lo sviluppo
di altri batteri. Comunque secondo lo
scienziato Norman Walker, si richiedono
temperature da 87 a 110 °C per uccidere
i microrganismi patogeni, come gli agenti
del tifo, i colibacilli, i micobatteri
e le brucelle.
Il calore della pastorizzazione e' sufficiente
pero' per distruggere i batteri lattici
come il Lactobacillus acidophilus, che
contribuiscono a sintetizzare la vitamina
B nel colon. Acidificando il latte che
poi coagula, i batteri lattici tengono
i batteri della putrefazione sotto controllo.
Il latte pastorizzato, non avendo questa
protezione, si potra' alterare.
Latte omogeneizzato
Latte
il cui contenuto di grasso e' stato sottoposto
ad alte pressioni e fatto passare attraverso
fori sottilissimi per la rottura dei globuli.
Ha un fattore di digeribilita' molto alto.
Latte microfiltrato
Latte
trattato con un procedimento di filtraggio
che permette di eliminare circa la totalita'
dei batteri presenti. Questa tecnica permette
di aumentare il tempo di conservazione
del latte senza diminuire il valore nutritivo.
Latte U.H.T.
Il
latte U.H.T. viene trattato ad alte temperature
e imbustato in contenitori sterili: ciò
gli permette una conservazione a temperatura
ambiente per circa 3 mesi. Una volta aperto
il contenitore il latte U.H.T. deve essere
consumato entro 1 giorno, più rapidamente
degli altri tipi di latte.
Il latte a lunga conservazione
Il latte a lunga conservazione
e' il tipo piu' diffuso anche di quello
fresco, il suo successo e dovuto dal fatto
che dai consumatori e' ritenuto piu' comodo
perche' dura di piu'.
Laboratori specializzati hanno verificato
anche se e' privo di inquinanti e sostanze
pericolose e hanno messo alla prova le
marche piu' diffuse analizzandole a cominciare
dall'etichetta (in molti casi non esauriente)
per finire con la degustazione.
Le prove di laboratorio per quanto riguarda
aflatossine, pesticidi e antibiotici sono
risultate ottime per tutti i prodotti
in quanto non ne sono state trovate tracce.
Le analisi hanno invece evidenziato la
presenza in quasi tutte le confezioni
di tracce di cadmio e cromo, ma in quantita'
molto trascurabili e non allarmanti.
Per quanto riguarda il gusto, solo un paio
di prodotti si sono meritati un giudizio
buono sotto questo profilo, molti altri
sono sufficienti, qualche prodotto invece
non ha incontrato i gusti degli assaggiatori.
Si consiglia di provarne una confezione
della marca scelta, prima di fare acquisti
piu' consistenti.
Latte
concentrato e zuccherato
Latte intero concentrato (icirca il 60%
dell'acqua è stata fatta evaporare
sotto vuoto) a cui è stato aggiunto
zucchero (saccarosio). Contiene dal 40
al 45 % di zucchero, l'8% di materie grasse,
il 28% di proteine ed è, quindi,
da considerare un alimento molto calorico.
Mentre l'aggiunta di Vitamina D è
facoltativa, quella di Vitamina A è
obbligatoria. Questo tipo di latte è
molto usato in gelateria e pasticceria.
Latte
in polvere
Latte
disidratato e arricchito di Vitamine A
e D (tranne il latte intero cui non può
essere aggiunta la Vitamina A). Ha un
periodo di lunga conservazione (causa
l'assenza quasi totale del substrato "acqua",
che produce irrancidimento dei grassi
e proliferazione batterica), preferibilmente
a temperature al di sotto di quella ambientale.
Il latte in polvere "intero"
contiene al minimo il 26% di materie grasse,
quello "parzialmente scremato"
ne contiene il 9.5% e quello "scremato"
lo 0.8%.
Latte
aromatizzato
Latte intero fresco a cui
è stato aggiunto un ingrediente
che gli dà sapore. Il più
conosciuto dei latti aromatizzati è
senza dubbio il "latte al cioccolato".
Ne esistono altri tipi come il "latte
al malto", i "latti al sapore
di frutta o di vaniglia" e le bibite
al latte contenenti succo di frutta.
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COMMENTO
GENERALE SUI PRODOTTI
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Dati assolatte
Commento
generale
I prodotti
I diversi tipi di latte alimentare,
yogurt e burro, le centinaia di formaggi
esistenti, non sono che le innumerevoli
sfaccettature di un unico bene: il latte.
Tutti i processi di trasformazione industriale
cui esso viene sottoposto sono assolutamente
naturali e non ne alterano le caratteristiche
originarie. Vengono, anzi, tutelate
e restituite intatte ai consumatori
unitamente alla garanzia di assoluta
igienicità.
L'industria, inoltre, utilizza tecnologie
innovative che le consentono di adattare
i propri prodotti ai bisogni, alle necessità
e ai gusti di ogni tipo di consumatore.
Un buon prodotto è il frutto
della scelta accurata di buone materie
prime, della loro sapiente lavorazione
e trasformazione, della cura con la
quale viene conservato fino al suo arrivo
sulla tavola del consumatore.
Nel 2000 sono stati prodotti in Italia
31 milioni di quintali di latte (fresco,
UHT, sterile, aromatizzato, arricchito),
2,1 milioni di quintali di yogurt e
latti fermentati di tutti i tipi (da
bere o da mangiare, naturali o aromatizzati,
prodotti o arricchiti con nuovi fermenti
lattici), più di un milione di
quintali di burro e quasi 10 milioni
di quintali di formaggio.
Il settore della trasformazione casearia
è ancora oggi intimamente legato
alla storia e alla cultura del nostro
Paese, e i prodotti non hanno perso
le loro caratteristiche di tradizionalità
che le imprese hanno saputo coniugare
con le nuove esigenze del consumatore.
sia sotto il profilo organolettico che
per quanto riguarda il contenuto di
servizio e la sicurezza igienico-sanitaria.
Il segreto di questo successo sta quindi
nell'innovare il prodotto nel rispetto
della tradizione, seguendo attentamente
il modificarsi di una domanda di consumo
più consapevole e matura. L'industria
lattiero casearia italiana è
da sempre all'avanguardia nel fornire
prodotti non solo buoni e nutrienti,
ma anche sani. Infatti ha ravvisato
per prima l'esigenza di dotarsi di sistemi
di autocontrollo, quando ciò
ancora non derivava da obblighi di legge,
sempre tesa a trovare il miglior equilibrio
tra tradizione e evoluzione tecnologica,
tra gusto e sicurezza igienica. Come
ha confermato un recente studio dell'ISPO,
l'Istituto per gli studi per la pubblica
opinione, i consumatori italiani hanno
grande fiducia nei confronti dell'industria
lattiero casearia: oltre il 60% degli
intervistati afferma, infatti, di riporre
maggior fiducia nella produzione lattiero
casearia industriale rispetto a quella
artigianale; più del 90% ritiene
che i prodotti lattiero caseari industriali
sono igienicamente sicuri e il 73% sono
pienamente soddisfatti delle loro qualità
organolettiche.
Grazie a questo impegno, le caratteristiche
qualitative dei prodotti caseari italiani
si collocano al di sopra degli standard
sia europei che mondiali. Per questo
la produzione è cresciuta nel
tempo ed il loro consumo si è
diffuso in tutto il mondo generando
innumerevoli tentativi di imitazione.
Non a caso il nostro Paese produce oltre
300 tipi di formaggio, di cui trenta
tutelati a livello europeo perché
DOP (denominazione di origine protetta).
Nel prossimo futuro gli imprenditori
dovranno confrontarsi con un mercato
sempre più globale. Le imprese
italiane hanno sinora dimostrato di
resistere bene sui mercati mondiali,
anche se penalizzate sotto il profilo
della competitività. Molti prodotti
esteri sono già presenti sugli
scaffali dei supermercati italiani a
prezzi sempre più concorrenziali,
ma i consumatori, finora, hanno premiato
i prodotti nazionali scegliendo in base
al rapporto qualità/prezzo. Il
vero problema sono le carenze di competitività
intrinseche del nostro sistema paese:
la mancanza di efficienza dell'apparato
burocratico, l'alto prezzo della materia
prima dovuta al sistema della quote
latte, un costo del lavoro e una pressione
fiscale tra i più elevati d'Europa.
Questi sono i primi ostacoli da abbattere
per essere veramente concorrenziali.
Per quanto è in suo potere, l'industria
lattiero casearia italiana non teme
la competizione, pronta come è
ad usare le proprie armi: forti tradizioni
casearie, sapiente uso dell'innovazione
tecnologica, qualità e varietà
dei prodotti, dinamismo, ingegno e fantasia
degli operatori. Per far sì che
la produzione lattiero casearia italiana
venga sempre più valorizzata
ed apprezzata nel mondo.
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